La villa, costruita nel 1853 è situata vicino al laghetto omonimo, un tempo residenza dei Conti Welsperg, modernamente ristrutturata e attrezzata, è dal 1996 la sede dell'Ente Parco e ne ospita gli uffici amministrativi e tecnici e il Centro Visitatori.
Villa Welsperg è un complesso di tre edifici, la villa vera e propria, la chiesetta e il fienile, circondati, anzi immersi in un giardino, ai bordi di un grande prato-pascolo che, nella parte più bassa sfuma in una piccola ma interessante torbiera.
Come tema conduttore del Centro Visitatori è stato scelto l'ambiente acquatico di montagna e, come animale-simbolo, il gambero d'acqua dolce, assai diffuso fino a qualche anno fa e oggi sempre più raro.
Apertura Centri Visitatori 2012 e 2013 22.1 KB - 4252 dws Calendario dell'apertura dei Centri Visitatori del Parco Paneveggio Pale di San Martino per l'anno 2012 ed inizio 2013
Nell'ampia radura un viale di accesso con un faggio monumentale (l'età stimata è di 300 anni)
tigli secolari e ippocastani accoglie i visitatori e li conduce ad uno stagno con diverse specie acquatiche.
Continuando il percorso in direzione dell'edificio principale, il giardino trova il suo ideale baricentro e filo conduttore in un ruscello, esso lambisce il quadrato delle betulle, il percorso letterario, il giardino delle felci e quello delle rose antiche, è però necessario abbandonarlo ed aggirare la villa per perdersi in un piccolo labirinto, dove le siepi sono costituite da specie di arbusti aturalmente presenti nel Parco.
Di fronte al grande fienile un orto officinale ospita le piante che in passato erano usate nella farmacopea locale.
La chiesetta, sconsacrata, è utilizzata per l'allestimento di mostre temporanee.
Il fienile, restaurato al suo interno in chiave moderna, è stato trasformato in un'ampia sala polifunzionale, che può accogliere comodamente 100 persone ed è utilizzato come sala congressi e per mostre temporanee.
Alle mostre è adibito anche il piano inferiore, le stalle, che sono state oggetto di un restauro conservativo mantenendo quindi l'aspetto e la forma originali.
Montagne luminose come le Pale di San Martino sullo sfondo, il torrente dalle acque turchesi che scorre fra i sassi bianchi, il bosco tutt'intorno alla villa che è adesso la casa del parco regionale, fanno venire voglia di metterci radici come i due tigli più grandi e belli del giardino. Sono stati a dimora con lei dal 1853 per la famiglia Welsperg, austriaca in terra che allora era Austria. Come tradizione loro ma anche degli sloveni, dei tedeschi, dei francesi, si piantava un tiglio per assicurarsi la protezione della natura. Meglio ancora se erano due come qui: uno selvatico di forma slanciata, foglie piccole e scure, fioritura precoce, che rappresenta l'uomo e l'inverno, accanto a quello nostrano dalla chioma espansa, foglie grandi e chiare, che fiorisce più tardi, ricorda la donna e l'estate.
Le api che li aiutano a trasformare i fiori dall'intenso profumo in frutti, fanno col nettare un miele tra i migliori e a volte si prendono la melata rilasciata dagli afidi, i minuscoli insetti che succhiano la dolce linfa dalle foglie. Spesso sono le formiche che li trasportano fin lì allo scopo di avere poi il loro liquido zuccherino. Per liberarsene ci si può far aiutare dalle coccinelle, che se li mangiano molto volentieri.
Gli erboristi conservano i fiori per le squisite tisane d'inverno, contro gli spasimi delle malattie da freddo o da cattivo umore. Le foglie giovani sono buone in insalata o come foraggio per gli animali e coi frutti si può fare un olio dal sapore delicato.
I tigli hanno qualità emollienti e disintossicanti, al punto che mangiare il carbone fatto col legno dei loro rami è fra i più efficaci rimedi per salvarsi dagli avvelenamenti. Per questo, fin dall'antichità questi alberi hanno avuto il titolo di grandi guaritori. Per questo le piazze dei paesi ed i giardini o i viali dei castelli ne erano ornati.
Fra i rami di tigli secolari, in Germania si faceva suonare la banda cittadina o i musicisti durante le feste. Del resto, il loro legno fibroso e indeformabile, da cui viene l'aggettivo tiglioso, è stato usato spesso per costruire strumenti musicali.
Sotto la loro protezione si tenevano riunioni importanti per la comunità, come a Cavalese dove c'è ancora il "banco de la reson", il doppio anello di sedili di pietra con al centro un piccolo tavolo circolare e grandi tigli tutt'intorno. Il carattere dolce e insieme tenace è quello più adeguato ad ispirare le decisioni.
Questo testo è di Anna Cassarino, promotrice del progetto "A scuola dagli Alberi". Per approfondimenti: www.ascuoladagliaberi.net
La villa ospita un moderno e articolato centro visitatori dotato di quattro sale espositive, in cui si sviluppa un ideale viaggio in quattro tappe alla scoperta del parco, una fisioteca, una biblioteca-sala di lettura, una saletta video e un'aula laboratorio per le attività didattiche.
La Porta d'Ingresso al Parco: Nella prima sala si affronta un concetto fondamentale e su cui riflettere, in realtà tutto il nostro Pianeta dovrebbe diventare un grande e straordinario Parco. Nella sala il cielo stellato ci richiama alla vastità del cosmo di cui il Parco e noi stessi siamo parte; poi, come attraverso un ideale telescopio-microscopio, possiamo "zoomare" sulle stelle più vicine, sulla nostra galassia, sul nostro pianeta, continente, nazione, regione, montagna, Parco, e poi, in questo, fin sulle sue foglie, sui suoi funghi, insetti, licheni....
Il Plastico: in questa seconda sala si presenta, attraverso un grande plastico, il vasto territorio tutelato, "tagliato" in due per permettere a tutti di inoltrarsi idealmente in questi luoghi e per poter usufruire di un punto di vista del tutto nuovo e vedere il Parco "tutto insieme", a volo d'aquila.
Gli Acquari: nella terza sala è approfondito il tema dell'acqua. L'acqua ha una forza enorme e scolpisce i paesaggi, ma è anche dolce e gentile: crea la vita, l'accoglie e la custodisce, come si può vedere nella ricostruzione nell'acquario e nei due terracquari dell'ambiente torrentizio, di torbiera alpina e di sorgente alpina.
La Saletta Welsperg: nella quarta ed ultima tappa si parla di uomini, la sala è dedicata a un pezzo di storia piuttosto recente della Val Canali, quella che l'ha vista legata alle sorti di una famiglia nobiliare originaria del Tirolo del Sud: la famiglia dei Conti di Monguelfo, i Welsperg. Essi presero possesso del territorio nel 1401 e da allora controllarono totalmente le miniere, i boschi e il legno da essi tagliato, la caccia e ogni attività economicamente redditizia.
In questa sala è possibile la visione di due multivisioni, realizzate con immagini colte sul territorio del Parco, per le quali sono utilizzati contemporaneamente e in modo sincronizzato di quattro proiettori che creano suggestivi effetti di dissolvenza e sovrapposizione tra le immagini, il tutto è completato ed arricchito da un commento musicale e parlato di grande effetto..
La prima serie, dal titolo "Il tempo perduto", enfatizza il diverso significato del tempo per la natura, con il ciclo delle sue stagioni, e per l'uomo, che spesso non vive il tempo, ma lo rincorre affannosamente, sottolineando il significato del parco naturale come occasione per rallentare e fermarsi a contemplare ciò che ci circonda.
La seconda multivisione ha per titolo "L'origine del Tempo", essa narra la storia della Terra, partendo milioni di anni fa, che ci viene raccontata attraverso la forma delle rocce, dei paesaggi, delle forme vegetali, animali e dell'opera dell'uomo.