Diario Vegetale

Il dizionario definisce il sostantivo Diario come: quaderno in cui si annotano giorno per giorno le osservazioni e gli avvenimenti che si ritengono più importanti.

Se lo decliniamo al vegetale, ne viene fuori un resoconto stagionale di piccoli avvenimenti legati alle piante e all’uomo. Il modesto intento diventa poi quello di “mettere in luce alcuni avvenimenti significativi, razzolando fra le categorie del “già visto” e del “già visto ma non me n’ero accorto”. Oppure in quella categoria delle cose nuove, spesso utili a ritarare la percezione dei nostri dintorni che pensia­mo di conoscere fino in fondo.”

Il diario è racconto. Ma è anche ascolto, osservazione attenta, riflessione. Aspetti che ritroviamo tutti in questo diario speciale. Il “diario vegetale” è curato da Maurizio Salvadori che si occupa di ricerca e conservazione presso il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Le piante e i fiori di questa area protetta, l’avvicendarsi delle stagioni, e così i piccoli e grandi cambiamenti dentro la natura.

Prefazione di Maurizio Salvadori

I diari servono a ricordare, nei diari si riportano gli avvenimenti che più hanno colpito in un determinato arco temporale. Possono essere diari di viaggio, limitati ad un breve periodo dell’anno e dedicati all’esplorazione del mondo; possono essere di una singola giornata, se quella giornata merita di essere immortalata anche con le parole, oltre che con le immagini, mezzo ormai scontato e diffuso. Possono durare una vita per chi ha la costanza di registrare con sistematicità gli eventi quotidiani. I diari, per una ragione o per un’altra, hanno dei risvolti interiori personali, forse liberatori, alle volte terapeutici o più semplicemente sono strumenti tecnici, utili per ricordare. Per il sottoscritto questo diario rappresenta la restituzione di alcuni fatti di rilievo (o presunti tali), che hanno caratterizzato il 2020. Tengo a precisare che non si tratta di una forma di ostentazione di immeritate capacità scientifiche, ma di un esercizio che ha lo scopo unico di rendere note alcune singolarità del Parco che altrimenti andrebbero facilmente disperse, o perlomeno intrappolate tra i ranghi dei soli addetti ai lavori. Sarà utile a sensibilizzare un approccio meno invasivo verso l’ambiente? Su questo non esageriamo, ma una riflessione andrebbe però fatta, tenendo conto che l’ambiente è uno, unico e non sempre rinnovabile.

Qual’è il valore di una minuscola pianta scomparsa da oltre 150 anni e poi ritrovata? Quale il valore di un prato magro, poco produttivo ai fini zootecnici ma ricco di biodiversità? Qual’è il valore del paesaggio, dell’estetica di un versante integro dal fondo valle allo spartiacque? Qual’è il valore di una qualsiasi delle rarità di un territorio che la sciatteria potrebbe far sparire per sempre?

Non mancano di certo gli strumenti conoscitivi del territorio dal punto di vista naturalistico, il Piano di Parco e tutti i suoi allegati sono uno strumento preciso, chiaro, puntuale. Nel Piano sono riportati gli Habitat Natura 2000, le specie vegetali e animali di interesse comunitario e le valenze locali, frutto di anni di studio e rilevamenti. Sappiamo che le norme hanno il loro valore ma c’è un valore superiore del quale bisogna tener conto ed è il più semplice, ovvero la consapevolezza dell’unicità dell’ambiente naturale in quanto tale. Le alterazioni al mondo naturale non sembrano percepite come sconfinamenti, ma come conquiste; non come indelebili manipolazioni ma come addomesticamenti al costo di trasformare l’originale in ordinario. Al brutto ci si abitua fin troppo facilmente, barattandolo con le opportunità naturalmente. Insomma, per rispondere alle domande precedenti, il valore che si attribuisce agli aspetti del mondo naturale è sì il frutto delle diverse sensibilità, ma anche della conoscenza, pur non essendo (purtroppo) determinante nelle scelte politiche.

Diario vegetale 2016

Diario vegetale 2017

Diario vegetale 2018

Diario vegetale 2020

 

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