La Storia

La preistoria e l’epoca romana

Il territorio del Parco è frequentato dall’uomo sin dall’antichità. Le più importanti testimonianze di una frequentazione umana nella zona del Parco avvenuta dopo l’ultima glaciazione sono state trovate all’inizio degli anni ’70 presso i Laghetti del Colbricon, uno dei luoghi più suggestivi del Parco, situato a circa a 1.900 metri di quota. Qui furono casualmente rinvenute alcune selci scheggiate, utilizzate come lame e punte di frecce. I successivi scavi portarono alla scoperta di alcuni bivacchi mesolitici utilizzati da cacciatori e risalenti a circa 9.000-10.000 anni fa, all’indomani dell’ultima glaciazione. La scoperta di questo sito mesolitico ebbe vasta risonanza e si rivelò di grandissima importanza scientifica. Le indagini sul sito hanno permesso di comprendere. Le varie fasi di frequentazione del sito stesso e di ricostruire l’organizzazione dei bivacchi dei cacciatori-raccoglitori che frequentarono questi luoghi per un lunghissimo periodo di tempo.Durante il periodo romano il territorio del Parco rimase marginale rispetto alle grandi vie di comunicazione, prima fra tutte la vicina Via Claudia Augusta e non si conoscono insediamenti certi. È comunque probabile che la zona fosse, se non abitata stabilmente, frequentata per le risorse naturali che la caratterizzano.it

Il Medioevo

È nel medioevo che nascono e si consolidano i tratti identitari delle comunità valligiane del territorio che oggi è compreso nel Parco. Nelle tre valli (Primiero, Val di Fiemme, Val di Fassa) le comunità si organizzano in modoautonomo per la gestione collettiva delle risorse territoriali, in primis i pascoli e i boschi. Nascono così le Regole, con proprie leggi che garantivano l’accesso alle risorse da parte di tutti i membri della comunità. Fino al XV secolo le Regole non ebbero praticamente leggi scritte, tramandandosi il diritto per via orale. Tuttavia, le Regole si governarono per secoli e definirono consuetudini molto precise riguardanti l’ordinamento civile, giuridico e giudiziario, i regolamenti economici, la gestione comune delle risorse pascolive e forestali. Queste forme di autogoverno locale si scontrarono con il potere accentratore dei Principi-Vescovi di Trento e di Bressanone e con quello feudale Tirolese e degli Asburgo: mentre la Val di Fiemme e la Val di Fassa riuscirono a mantenere una propria autonomia amministrativa, pur nel quadro del dominio del Principe-Vescovo, alla fine del 1300 il Primiero è sottoposto direttamente al dominio austriaco e la valle viene infeudata alla famiglia Welsperg. L’autonomia della comunità viene limitata e si accendono contenziosi per la gestione delle risorse forestali e lo sfruttamento dei giacimenti di argento, piombo e rame).

L’Età Moderna

Nel 1786 il Primiero, che sino ad allora era stato parte della diocesi di Feltre, viene annesso a quella di Trento. All’inizio del XIX secolo viene meno il potere dei Principi-Vescovi e le tre vallate vengono annesse al Tirolo, nel quadro del vasto impero Austro-Ungarico. Questa situazione si mantiene pressoché invariata sino allo scoppio della prima guerra mondiale. Sin dall’inizio del conflitto le Pale di San Martino divennero un importante punto di avvistamento. Gli Austro-Ungarici lasciarono il Primiero in mani italiane, preferendo attestarsi sulle montagne a nord del Passo Rolle, occupando una linea che passava per la foresta di Paneveggio, difesa dai due imponenti forti corazzati del Dossaccio e di Forte Buso. Il paese di Caoria, in Primiero, divenne invece la base delle operazioni italiane sul fronte del Lagorai. Oltre 3000 uomini furono impiegati nelle trincee sulla linea coincidente con la catena del Lagorai (45 km). Gli italiani occuparono anche il Monte Castelaz, trasformandone la vetta in un munitissimo fortilizio dotato di trincee, caverne e baraccamenti. Obiettivo degli italiani fu anche il Colbricon, considerato una naturale via di accesso alla Val di Fiemme. Le operazioni belliche più importanti riguardarono comunque il settore del Lagorai, tra la Forcella Valmaggiore e Cima di Cece, per il tentativo italiano di conquista del Monte Cauriol, strategicamente difeso dagli Austro- Ungarici. La conquista riuscì al prezzo di 10.000 caduti italiani: per i pesanti bombardamenti la cima della montagna si abbassò di 6 metri. Dopo la disfatta di Caporetto la valle di Primiero tornò per circa un anno in mano austriaca, ma nel novembre 1918 la resa degli imperi centrali consegnò il Trentino, e quindi anche il territorio oggi nel Parco, all’Italia.

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