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La Centrale Boaletti e la Madonna della Luce

Da oltre cento anni, il sito della Madonna della Luce è stato frequentato dagli abitanti della valle di Primiero per ragioni di culto; il capitello mariano omonimo, soprattutto durante il mese di maggio, ha continuato ad essere meta di piccoli pellegrinaggi di devoti.

E se nella memoria locale non è mai stato dimenticato, una sorte diversa invece è toccata all'impianto idroelettrico Boaletti.

Entrato in funzione nel 1903, uno dei primi in Italia, è rimasto attivo fino alla fine degli anni Cinquanta, quando ha dovuto cedere il passo alla nuova centrale idroelettrica di Castelpietra, poco più a valle.

Non riuscendo più a rispondere alla richiesta di energia ormai enormemente accresciuta nella vallata, la società che lo gestiva ne decise una rapida dismissione, abbandonandolo agli eventi.

Nel 1966, una potentissima brentana ricoprì il sito determinandone la quasi totale scomparsa; rimasero visibili soltanto il bacino di presa e pochi altri elementi dispersi all'interno di una ricca vegetazione che negli anni successivi si accrebbe spontaneamente.

Nel 2004, venne deciso di condurre uno studio su questo impianto.

La ricerca fu affidata ad un pool di archeologi industriali con formazione accademica disciplinare diversa, che applicano una metodologia per la formulazione di protocolli progettuali di intervento, precedentemente da loro testata nei Tesoni dell'Arsenale di Venezia, basata su rilievi, approfondite ricognizioni di archivi pubblici e privati, interviste ad ex-operai della centrale, ricerca di materiale iconografico di varia natura e analisi condotte in sito attraverso scavi e sondaggi.

L'interesse crescente motivò un'ulteriore campagna di sondaggi da cui è emerse lo straordinario stato di conservazione delle strutture. Da qui maturò la volontà di procedere al loro recupero e valorizzazione, inserendole all'interno del percorso didattico-naturalistico "Da Tonadico al Cimerlo sul cammino della storia".

L'intervento di recupero ha riguardato il primo tratto della condotta, dall'opera di presa al ponte oggi scomparso sul rio Cereda.

Il recupero è stato affidato agli stessi architetti del pool di ricerca che hanno elaborato un progetto attento alla salvaguardia sia delle strutture fisiche che della memoria del luogo.

I visitatori possono ora conoscere la storia dell'impianto ed il suo funzionamento.

L'intero percorso di ricerca e di progettazione è documentato nel dodicesimo volume della Collana editoriale "Quaderni del Parco" edito dal Parco e da ACSM s.p.a.