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Dolomiti Unesco World Natural Hertage
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Valle del Vanoi

La valle del torrente Vanoi è profondamente incisa nella parte più alta fra il massiccio granitico di Cima d'Asta (i cui affioramenti si vedono fino a Caoria) e i porfidi del Lagorai; più in basso, nella conca fra Caoria e Canal San Bovo, i pendii sono scavati fra le filladi e gli gneiss del "complesso metamorfico sudalpino". È un solco stretto, scavato prima dall'antico ghiacciaio (la cui opera è testimoniata da grandi depositi morenici e soprattutto dai terrazzi di media quota) e poi dall'erosione dei torrenti.

Il Vanoi, superata la conca dove si trova Canal San Bovo, scende ripidamente fra i calcari della Val Cortella e va a confluire nel Cismon a valle di Pontet. Il Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino non comprende nei suoi confini tutta la valle: vi giunge, per così dire, dall'alto, valicando le creste dello Scanaiol, della Tognola e del Lagorai di Cece e scendendo sulle Buse Malacarne, sulla conca di Calaita e sugli alpeggi e i boschi (prevalentemente di abete rosso) della Valsorda e della Valzanca, che più in basso confluiscono nel Vanoi.

Ma anche il fondo della valle è essenziale - qui più che altrove - per capire il Parco: perché sono il rapporto secolare dell'uomo con il bosco, l'economia dell'alpeggio, la cultura di una montagna difficile e "povera" a fare da motivo conduttore nella visita di questa regione.

I "pradi"

I pascoli di mezza quota erano detti pradi e vi erano annessi gli edifici della casèra, ad uso abitativo, con locali per la conservazione del latte e la lavorazione del formaggio, e del tabià, il fienile con la stalla.

In questa fascia l'approvvigionamento del foraggio era la destinazione principale dei terreni e l'occupazione dei valligiani fin dall'avanzata primavera. Generalmente le famiglie di Caoria possedevano due o più pradi in zone diverse per quota ed esposizione, in modo da utilizzare i pascoli a rotazione.

Nei mesi estivi poi, quando il bestiame saliva alle malghe più alte (a Malga Miesnotta, Valzanca o Fossernica, per esempio), le casère di media quota erano il punto medio di un "seminomadismo" che vedeva soprattutto le donne e i giovani dividersi fra i lavori sui prati e quelli in valle. La montagna era intensamente frequentata e anche lassù veniva mantenuta l'abitudine del filò serale, cioè del ritrovarsi a narrare storie e a chiacchierare nella stalla dell'una o dell'altra famiglia.

Spesso gli edifici sui prati di media quota erano isolati, ma troviamo affascinanti eccezioni. Un esempio, appena entrati nel Parco, è costituito dal complesso dei Prati di Tognola, dove negli anni dai Trenta-Cinquanta venivano portate una ventina di mucche. Si tratta di una vera "borgata" di edifici in legno, allineati su un pendio ben soleggiato, in un luogo ancora oggi frequentato, come mostrano i prati ben curati, alcuni orti e piante tipiche degli insediamenti di fondovalle: il geranio minore (Geranium pusillum), la malva domestica (Malva neglecta) e la gramigna (Agropyron repens).