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Ghiacciai

Il ghiacciaio della Fradusta

La Fradusta è un modesto ghiacciaio d'altopiano, con notevoli morene frontali. Queste sono determinate sia dall'erodibilità delle rocce dolomitiche a contatto con i materiali di fondo, che dalla scarsa inclinazione della superficie (11 gradi in media). La massa glaciale si è ridotta del 60% nel corso dell'ultimo secolo, ed è oggi di circa 65 ettari; la sua esposizione, aperta agli agenti atmosferici, fa sì che le sue dimensioni dipendano direttamente dall'andamento del clima.

La fronte del ghiacciaio termina su un piccolo laghetto proglaciale, ad una quota di circa 2650 metri. Anch'esso nel 1994 si è rapidamente ridotto per la natura carsica dell'altopiano, e oggi la fronte ha l'aspetto di una paretina di ghiaccio che si alza di una decina di metri sopra le acque residue, frammentandosi in blocchi.

La cima della Fradusta può essere considerata una sorta di ombelico dell'intero gruppo delle Pale, un punto centrale di equilibrio: panoramicamente permette di spaziare su tutti gli angoli del complesso. Come consigliavano gli alpinisti esploratori di fine Ottocento, occorrerebbe salire nello stesso giorno la Rosetta e la Fradusta, paragonarne i panorami, per avere una visione completa delle Pale.

Il ghiacciaio del Travignolo

Il canalone fra il Cimon della Pala e la Cima della Vezzana è occupato dal ripido Ghiacciaio del Travignolo. Su questo versante, risalendo il ghiacciaio e deviando poi sulla vasta parete, si svolse la prima ascensione al Cimon della Pala, nel 1870. In seguito fu trovata una via di accesso più semplice dalla parte opposta, che è l'attuale via normale.

Si tratta di un ghiacciaio di vallone alimentato dalle valanghe. Di esso Douglas Freshfield, il primo alpinista giunto in zona, scrisse che "è l'unico del gruppo che faccia uno sforzo determinato per scendere a valle".

Dal 1947 il Ghiacciaio del Travignolo è arretrato di circa 200 metri in dislivello e oggi la fronte sfiora i 2300 metri di quota, con due lobi ricoperti di detrito e di spessore ridotto. Nella zona centrale della fronte si sono formate cavità al contatto col substrato roccioso, creando anche una vera grotta. Il ghiacciaio mostra chiaramente attraverso molti segni il suo passato di potenza: in alto, verso i 2200 metri, con le morene recenti abbandonate e, più in basso, verso i 1850 metri nei pressi della Malga Venegiotta, con i grandi archi morenici würmiani risalenti a circa 16.000 anni fa, costituiti da grossi blocchi e ormai colonizzati dalla vegetazione. Nella zona di Malga Venegia il pascolo si estende su un antico conoide creatosi dopo il ritiro del ghiacciaio, mentre più in basso il torrente incide il proprio letto lungo antichi depositi morenici.