Vai al contenuto Vai al menu Vai al menu delle pagine Vai al menu di sezione
Dolomiti Unesco World Natural Hertage
Home » Territorio » Ambienti » Il Vanoi e la Val Canali
 

Il Vanoi e la Val Canali

Sono due valli dal fascino particolare la cui storia politico-economica è sostanzialmente coincidente nonostante la differente dislocazione sul territorio.

La Valle del Vanoi, caratterizzata da luoghi suggestivi e ancora selvaggi, è un bacino praticamente chiuso su tutti i lati, tranne che nella parte più meridionale, dove confluisce nel Cismon.

Si incunea profondamente nel punto in cui il massiccio del Lagorai raggiunge la sua massima profondità in direzione Nord-Sud,biforcandosi tra il gruppo di Cima Cece (2749 mt.)ed il massiccio di Cima d'Asta (2848 mt.).

Il paesaggio è stato modificato nei secoli passati da un'impressionante serie di catastrofi naturali (alluvioni e smottamenti) dovute al carattere torrentizio dei corsi d'acqua.

L'incantevole Val Canali, situata nella parte sud-orientale del Parco,a nord è dominata da imponenti gruppi rocciosi del versante meridionale delle Pale di S.Martino, mete da sempre ambite dagli alpinisti: Cima Canali (2900 mt.),il Sasso de le Lede (2580 mt.) e la Cima d'Ostio (2405 mt.) fra la Val Pradidali e il Vallon delle Lede, oltre alla Cima dei Lastei (2846 mt.) fra il Vallon delle Lede e la Val Canali.

Sono le montagne che dividono, con un triangolo roccioso, la Val Pradidali dalla Val Canali, caratterizzate in alto da ripidi gradini di origine glaciale. Il punto di congiunzione della Val Pradidali con la Val Canali è nella località Cant del Gal, il cui nome fa riferimento alle arene di canto del gallo cedrone.Qui si trovano una vasta area di parcheggio e punti di ristoro.

Le attività umane

Ancora oggi nella comunità del Vanoi permane comprensibilmente un senso di separazione dalle altre terre, dovuto alle montagne molto elevate e ripide che circondano la valle. Ancora oggi il timore e le risorse della valle sono legate al torrente , alle gole, alle acque. Ciò che si è radicalmente modificato è il numero della popolazione: dai 4500 individui del ritratto resoci dal parroco, salita a 6300 all'inizio del secolo, ridotta a 3300 negli anni '50, oggi raggiunge a stento i 1650.

Le attività boschive furono, per tutti i secoli passati, ma anche nei primi decenni del nostro secolo, una delle risorse più importanti della popolazione del Vanoi, che andava a integrare l'allevamento e una agricoltura povera. È difficile per noi avere un'esatta percezione di quella realtà. A Caoria, gli ampi piazzali della segheria demaniale accolgono ordinatamente i tronchi provenienti da tutte le foreste del Parco: quelle demaniali di Valzanca e Valsorda (1600 ettari), ma anche quella di Paneveggio, sul versante opposto. C'è un che di asettico e di pulito nel lavoro di esbosco e di preparazione del legname, oggi che la montagna è costellata di strade forestali e che ardite teleferiche possono essere installate con efficienza e rapidità.

Basta però salire di poco per trovare qualche testimonianza che ci mette sulle tracce di un lavoro - il complesso di attività legate allo sfruttamento del bosco - per secoli rimasto uguale a se stesso, fatto di una rude tecnologia, di fatica e pericolo.

Le trasformazioni economiche legate all'abbandono dell'agricoltura e zootecnia tradizionali, hanno assunto dimensioni molto significative in quest'area a partire dagli anni '60.

Gli effetti si sono ovviamente manifestati nelle dinamiche demografiche e nell'abbandono di usi del suolo storicamenti consolidati.

Da un punto di vista insediativo la Valle del Vanoi è caratterizzata dalla presenza di alcuni centri abitati, che raccolgono l'assoluta maggioranza della popolazione e da una rilevante edificazione sparsa, per lo più lungo le vie di comunicazione.

Gli insediamenti si diversificano per la loro collocazione topografica in agglomerati edificati sulle prime pendici dei monti (Ronco), su conoidi di deiezione (Caoria) e su terrazzi o ripiani orografici (Canal San Bovo, Prade e Zortea).

Turismo e alpinismo

La Val Canali è meta di interesse turistico per escursionisti o semplici amanti della natura che trovano ospitalità nei numerosi ristoranti, agritur e rifugi della zona. Abbandonate in gran parte le attività agricole legate alla zootecnia tradizionale, la popolazione locale si dedica con particolare cura al mantenimento e coltivazione di prati e prati-pascoli in cui si collocano i rustici ," masi ", utilizzati soprattutto nel periodo estivo.

L'alpinismo iniziò ufficialmente nel gruppo delle Pale di San Martino. Il 30 maggio 1864 una comitiva di alpinisti inglesi, fra cui William D. Freshfield e Francis F. Tuckett, condotti da due guide (una svizzera e una savoiarda) realizzarono la prima traversata alpinistica del Passo Canali, fra la valle di Angheraz e la Val Canali, da Taibon a Fiera di Primiero. Era probabilmente la prima volta che un alpinista visitava quei luoghi, conosciuti comunque dai pastori e dai cacciatori valligiani. Negli stessi anni venivano salite, soprattutto da alpinisti inglesi e tedeschi , le principali cime del gruppo (1870, Cimon della Pala; 1878, Pala di San Martino; 1879, Sass Maór); poi, dagli anni Ottanta si passerà alle cime minori, ma più ardite e alla ricerca di vie sempre più difficili. È solo nell'ultimo decennio del XIX secolo che vengono salite le cime che fanno corona alla Val Canali, particolarmente selvagge e ardite.