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Il Lagorai e Cima Bocche

La catena del Lagorai e il massiccio di Cima Bocche sono le ultime propaggini di una grande distesa di montagne scolpite nel banco di vulcaniti della "Piattaforma porfirica atesina".

Le rocce che la costituiscono - e che con vocabolo poco preciso, ma diffuso chiamiamo porfidi quarziferi - sono il risultato di una serie di eruzioni che circa 270 milioni di anni fa, nel periodo geologico del Permiano, da vulcani situati nella zona di Bolzano coprirono tutta la regione fino a Cima d'Asta con ondate successive di lave e nubi ardenti. Le ceneri e i detriti incandescenti portati da queste ultime produssero le ignimbriti riolitiche, utilizzate oggi per la preparazione dei "cubetti di porfido" (una cava attiva si trova all'ingresso del Parco, presso il Lago di Forte Buso).

L'accumulo di queste successive colate avvenne sulla terra emersa; si trovano infatti, alternati alle vulcaniti, inserimenti di tufi, arenarie o conglomerati, che testimoniano l'azione erosiva di torrenti che dovevano scorrere in superficie.

Uno sguardo dal culmine della valle, per esempio da Passo Valles, permette di avere sott'occhio l'intera massa di porfidi: sulla destra del Travignolo, Cima Bocche fino al Lusia, sulla sinistra il Lagorai dalla Cavallazza e Colbricon fino al Coston di Slavaci, Cima di Cece e oltre. Vi sono dei punti in cui la struttura della "piattaforma" è particolarmente riconoscibile.

La massa isolata e asimmetrica del Dossaccio (sovrastante la strada che costeggia il lago) presenta nel suo versante sud-est la successione di quattro diverse unità ignimbritiche; sotto le Cime di Bragarolo e di Ceremana (Lagorai) la diversa colorazione delle rocce (dal basso: rosso-mattone, grigio-verde, rossastro) permette di distinguere diversi tipi di ignimbriti alternate a un livello di rocce tufacee. Infine le ignimbriti di formazione più recente affiorano in corrispondenza della Cavallazza, immediatamente a ridosso di Passo Rolle.

I verdi pendii che inquadrano la valle del Travignolo sono testimonianza di questa fase della storia geologica: sono boscosi e ricchi di una vegetazione tipica dei suoli originati dalla disgregazione di rocce magmatiche. La grande foresta di Paneveggio si estende interamente su terreni di questo tipo.

Le tracce dell'uomo

Il paesaggio che osserviamo oggi porta però il segno di eventi molto più vicini nel tempo: le grandi glaciazioni del Quaternario. Furono queste, insieme all'erosione dovuta al vento e allo scorrere delle acque superficiali, a modellare le linee delle montagne e delle valli, approfondendo solchi preesistenti, erodendo fianchi vallivi, trasportando detriti e costruendo circhi glaciali, anfiteatri e cordoni morenici.

All'ultimo ritiro dei ghiacci, circa 10.000 anni fa, poté assistere anche l'uomo, proprio dai luoghi in cui abbiamo fatto tappa in questo "viaggio geologico". I cacciatori del Mesolitico dalla valle dell'Adige, attraverso il Lagorai, risalirono 8-9000 anni fa i fianchi della valle del Cismon e si spinsero verso il Colbricon e il Passo Rolle con i loro campi di caccia stagionali. Soprattutto ai laghetti di Colbricon, alla sella fra il Colbricon e la Cavallazza, ma anche presso Malga Fosse e al Rolle sono state trovate interessanti testimonianze.