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La ricerca sul gallo cedrone nel Parco

A partire dall'anno 2009 è stata avviata una ricerca sulla biologia del gallo cedrone, al fine di approfondire lo status della specie.
La ricerca prevede l'acquisizione di approfondite conoscenze sulla specie, in particolare sugli spostamenti e sulle esigenze ambientali, indagando anche i fattori che influenzano la dinamica di popolazione al fine di individuare idonee misure di conservazione.
Il gallo cedrone è il più grande fra i galliformi italiani ed è ormai scomparso dalla maggior parte delle foreste delle Alpi; per questi motivi rientra tra l'altro nell'elenco delle specie tutelate dalla normativa europea, la cosiddetta “Direttiva Uccelli”.

La ricerca sul gallo cedrone nell'area protetta

A partire dall'anno 2009 l'Ente Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino ha avviato una ricerca sulla biologia del gallo cedrone, al fine di approfondire lo status della specie e in particolare le motivazioni della sua rarefazione, per poter individuare efficaci misure di conservazione.
Questa ricerca, che prevede la cattura e la marcatura di alcuni individui, ha permesso fino ad ora di munire di radiocollari 23 galli cedroni, 18 maschi e 5 femmine, di cui 19 ancora sotto controllo radiotelemetrico.
Il gallo cedrone, va ricordato, è il più grande fra i galliformi italiani ed è ormai scomparso dalla maggior parte delle foreste delle Alpi; per questi motivi rientra tra l'altro nell'elenco delle specie tutelate dalla normativa europea, la cosiddetta “Direttiva Uccelli”.
Nell'area del Parco questa splendida specie fortunatamente è ancora presente con una densità significativa, ed il Piano faunistico del Parco specifica che i tetraonidi necessitano di ulteriori approfondimenti circa il loro status.
Nel 2007 vi furono i primi contatti con la Prof. Ilse Storch, docente dell'Università di Friburgo, tra i maggiori studiosi di tetraonidi a livello mondiale tanto da essere il referente per tali specie della IUCN (Organizzazione mondiale per la conservazione della natura) e con il dott. Luca Rotelli, noto esperto di galliformi, che hanno consentito di gettare le basi per la realizzazione della ricerca nel Parco.

Dati ed esiti delle attività di studio
Il Convegno su ecologia, status e conservazione


La peculiarità dei dati emersi, che nella realtà alpina si configurano come i primi acquisiti su un numero rilevante di soggetti radiomarcati provenienti da 6 arene di canto diverse, è stata di stimolo per l'Ente Parco che, al fine di fare il punto sulla ricerca, lo scorso 5 ottobre ha organizzato un convegno a Mezzano (TN), in collaborazione con l'Università di Friburgo che segue lo studio per conto del Parco.

Le relazioni del convegno sono state introdotte da Vittorio Ducoli, Direttore del Parco, che ha ricordato la volontà dell'Ente Parco di concentrarsi su questa splendida specie che rappresenta un indicatore biologico di primaria importanza per l'area protetta e che in molte altre parti delle Alpi è minacciata.
Nella prima relazione Piergiovanni Partel, Responsabile del settore Ricerca e Conservazione del Parco ha delineato l'attività di monitoraggio condotta sulla specie, esponendo i dati dei censimenti primaverili sulle arene di canto, avviati dal Parco nel lontano 1992 e di quelli più recenti relativi ai censimenti tardo estivi con i cani da ferma, avviati nel corso del 2008 per accertare il successo riproduttivo. È stato inoltre evidenziato il positivo status della specie nell'ambito dell'area protetta, in controtendenza a quanto succede in altre realtà alpine in cui il tetraonide è in regresso, rilevando che nel corso del 2011 il censimento primaverile ha registrato il numero massimo di galli cedroni maschi del periodo 1994-2011, con una media di 2,5 maschi per arena di canto.
Nella seconda relazione Luca Rotelli, responsabile del progetto del Parco per conto dell'Università di Friburgo e studioso di galliformi alpini, ha evidenziato l'importanza dei dati e delle informazioni emerse dalla ricerca quale strumento per l'individuazione di misure di conservazione efficaci, esponendo tra l'altro i primi risultati sugli spostamenti dei galli cedroni muniti di radio collare, l'elevata sopravvivenza dei soggetti adulti e il basso successo riproduttivo della specie, che dal 2008 ad oggi si è assestato su valori medi di 0,64 pulli per femmina. Tra gli aspetti salienti presentati, la scoperta che l'elevato numero di femmine senza nidiata deriva soprattutto dall'importante tasso di predazione dei nidi, causato sia da mammiferi che da corvidi e dall'abbandono degli stessi a causa del disturbo antropico, mentre l'elevata mortalità dei pulli nelle prime settimane di vita dipende, in primis, dalle condizioni meteorologiche.
La relazione di Ilse Storch, Docente dell'Università di Friburgo, responsabile scientifico della ricerca in corso nel Parco e tra i maggiori studiosi di tetraonidi a livello mondiale, si è incentrata in particolare sull'influenza delle condizioni meteorologiche sulla dinamica di popolazione del gallo cedrone. La stessa ha rilevato che, pur essendo la specie ben adattata ai climi rigidi delle Alpi, in anni con primavere fredde e piovose si evidenzia un minore tasso di sopravvivenza dei pulli, ciò si ripercuote negativamente sulla dinamica di popolazione di questa sensibile specie.
La professoressa Storch ha anche fornito alcune raccomandazioni di carattere generale in tema di gestione. Si tratta di evitare soprattutto il disturbo durante il periodo della cova e dell'allevamento dei pulli, perché i pulcini di gallo cedrone sono molto vulnerabili. In particolare, fra gli aspetti concreti, ha suggerito di non prevedere utilizzazioni forestali in tali periodi e di attuare misure di contenimento di altre forme di disturbo antropico.
L'ultima relazione presentata dal biologo Albin Zeitler ha affrontato il tema della compatibilità della conservazione del gallo cedrone con le attività antropiche, con particolare riferimento alla pratica dello sci e dello sci alpinismo, portando esperienze provenienti dalle Alpi tedesche dove si sta lavorando per l'istituzione di aree di rispetto per i tetraonidi, nelle quali limitare in modo sostanziale il disturbo antropico nei confronti di queste specie.
A conclusione del convegno è nata una interessante e partecipata discussione che si è incentrata soprattutto sulla opportunità di proseguire lo studio e le attività di cattura, in modo tale da sfruttare al massimo gli sforzi condotti sino ad ora ed acquisire il maggior numero di informazioni su una specie che, nel prossimo futuro, difficilmente potrà essere oggetto di analoghe ricerche sull'arco alpino.