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Storia di Milena la cesena

 

1. Il Nido

Qualche settimana fa Milena era molto nervosa. La storia d'amore con Sileno, il bellissimo maschio conosciuto alla fine dell'inverno era stata travolgente, ed ora lei si trovava in quello stato. Certo, il suo compagno l'avrebbe aiutata, ma sapeva che le decisioni importanti spettavano a lei. Sapeva benissimo che non c'era tempo da perdere: bisognava cominciare a costruire un nido. Ma dove?

I boschi della Val Canali potevano andare bene, in fondo c'erano moltissimi alberi, ma lei voleva qualcosa di speciale. Sarebbe stato il suo primo nido, e non intendeva costruirlo in un posto qualunque. I suoi piccoli avrebbero dovuto conoscere il mondo da una prospettiva unica.

C'erano le siepi ai margini dei grandi prati: troppo pericoloso. Qualche serpente avrebbe potuto facilmente arrampicarvisi e... addio piccoli.

Fu così che le venne l'idea. Il grande tiglio vicino alla casa degli uomini. Era una scelta azzardata: gli uomini sono molto pericolosi, quasi sempre sono nemici degli animali, soprattutto dei piccoli uccelli. In proposito aveva sentito cose terribili raccontate dagli anziani la sera, sui rami.

Ma qui era diverso. Sapeva che la grande casa era abitata da persone che difendono la natura, e il grande tiglio ne era la prova. Non si lascia un albero crescere così a lungo senza tagliarlo se non si ama la natura! Certo, volando nei paraggi aveva notato che a volte sotto il tiglio si fermavano gruppi di bambini vocianti, ma anche loro, dai discorsi che facevano, sembrava fossero lì per capire meglio il mondo delle piante e degli animali.

Ne parlò con Sileno e in breve presero la decisione: il grande tiglio vicino alla casa sarebbe diventato la loro casa e quella dei loro piccoli.

Iniziarono così a lavorare alacremente per raccogliere il materiale che serviva per il nido: pagliuzze, rametti e piume trovate perlustrando i prati furono sistemate con cura e nel giro di qualche giorno il nido era pronto.

Ora Milena la Cesena sta covando, e a breve nasceranno i piccoli. Continueremo a raccontare la sua storia.

 

2. Bocche aperte

Cinque! Ben cinque sono i piccoli nati nel nido di Milena e Sileno. Ora viene il difficile, pensa Milena. Bisogna sfamarli tutti, bisogna proteggerli da predatori sempre in agguato, bisogna vigilare perché non cadano dal nido.

Per fortuna la stagione avanza: il grande tiglio ha aperto le sue verdi foglie, ed il nido è diventato praticamente invisibile. Il tepore della primavera aiuta a mantenere caldi i piccoli, anche se, soprattutto di notte, c'è sempre bisogno del calore dei genitori, per scaldare questi esserini quasi senza piume.

Come prima, quando si doveva costruire il nido, più di prima bisogna fare in fretta: bisogna trovare in continuazione vermi, lombrichi ed insetti per dare tante proteine ai piccoli, così che possano crescere e riempirsi di piume prima possibile, ed essere in grado di abbandonare il nido e di volare da soli incontro alla vita al più presto.

Milena e Sileno lavorano senza sosta: le piogge che ogni tanto bagnano i prati della Val Canali hanno reso morbido il terreno; è così più facile “sentire” i lombrichi che si muovono appena sotto la superficie dell'erba. I lombrichi sono il cibo ideale per i piccoli, così grassi e morbidi a loro piacciono moltissimo. Anche bruchi e farfalle non vengono comunque disdegnati: Milena e Sileno sanno riconoscere quelli dolci e prelibati.

I cinque piccoli protendono le bocche aperte non appena sentono vicino il frullo delle ali dei genitori, e alle volte a Milena il verme cade dal becco, perché non può fare a meno di sorridere vedendo quel concerto di becchi, ancora non ben formati, quasi più grandi delle teste che il portano.

I piccoli non sono tutti uguali: uno in particolare si alza sempre per primo e più dei fratelli: è sicuramente il più vivace, e se si desse retta solo a lui mangerebbe tutto, senza tenere conto che anche gli altri sono affamati. Per questo Milena e Sileno sono molto attenti a distribuire il cibo fra tutti i piccoli, perché tutti abbiano la possibilità di crescere sani e forti.

Vedremo fra qualche giorno il risultato di questa superalimentazione quasi forzata.