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Quattro passi nella foresta

Già percorrendo poche decine di metri sul sentiero Marciò (presso il Centro visitatori di Paneveggio) possiamo farci un'idea della pecceta.

Il bosco è fitto e la luce del sole filtra a fatica: per questa ragione le specie erbacee e arbustive sono relativamente scarse. Salta invece all'occhio la diffusione del muschio, che ricopre ogni pietra, radice, scarpata, ceppaia; tutti i luoghi, insomma, dove non viene soffocato dal depositarsi degli aghi e dei rametti che cadono dalla chioma dei pecci (il muschio infatti è meno abbondante o manca del tutto nelle zone piane o concave).

Sotto il termine generico di "muschio" si nascondono molte differenti specie (solo in Trentino sono indicate circa mille specie di Briofite, che comprendono i muschi e le affini Epatiche). È sufficiente osservare pochi metri quadrati di pecceta per renderci conto che i muschi più frequenti e robusti appartengono a quattro differenti specie, molto diverse tra loro: Rhitidiadelphus triqueter (ramificato e a foglie larghe e piegate in modo piuttosto "disordinato" verso l'esterno), Hylocomium splendens (a "palchi" regolari costituiti da rametti sottili regolarmente ramificati), Pleurotium schreberi (ramificato e a foglie piccole e disposte a embrice, per cui i rametti sembrano cilindrici e scostando le foglie si può osservare che il fusticino è di colore bruno-rossastro) e Dicranum scoparium (che forma cuscinetti regolari e che ha foglie lunghe e strette, piegate a falce).

Il caprifoglio nero e turchino

Nel sottobosco sono scarsi i cespugli, ma due Caprifoliacee appaiono relativamente diffuse: il caprifoglio nero (Lonicera nigra, tipica delle peccete) e il caprifoglio turchino (Lonicera coerulea, tipica delle peccete delle quote superiori e dei cespuglieti subalpini). Le Lonicera si riconoscono facilmente quando sono in frutto per il fatto di produrre bacche (velenose!) a coppie; nel caprifoglio turchino le due bacche nere sono separate, mentre nel caprifoglio nero sono quasi completamente concresciute tra loro, tanto da sembrare una singola bacca di colore bluastro.

Il mirtillo nero e rosso

Tra le specie più diffuse nel sottobosco vi sono a volte i ben noti mirtillo nero e rosso. Queste due specie indicano un suolo acido, non solo a causa dell'assenza di substrato carbonatico (siamo su porfido), ma anche per l'accumulo di humus acido derivante dalla decomposizione degli aghi e rametti dei pecci.

Tra i mirtilli si osserva - a chiazze - una graminacea, spesso priva di fusti fertili: è Calamagrostis villosa, che si rinviene spesso nelle peccete di quota piuttosto elevata. Le Luzula (dette "Erba lucciola") si riconoscono per le foglie che, pur essendo simili a quelle delle graminacee, presentano al margine dei peli allungati biancastri ben visibili a occhio nudo; anche queste sono in genere indice di suolo acido. Di nuovo piuttosto diffuse in questo caso sono Luzula luzuloides e L. pilosa.

Poche altre specie erbacee vi si rinvengono: la fragolina di bosco (Fragaria vesca), la labiata iva piramidale (Ajuga pyramidalis), le composite verga d'oro (Solidago virgaurea) e senecione biancastro (Senecio cacaliaster). È interessante la presenza di più specie della famiglia delle Pyrolaceae, per altro tipiche degli ambienti forestali e in particolar modo delle peccete: piroletta minore (Pyrola minor), piroletta soldanina (Moneses uniflora) e piroletta pendula (Orthilia secunda).

Sul ponte del Travignolo

Giunti al ponte sul Travignolo si possono osservare, sulle balze rocciose che lo delimitano, due alberelli: il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) e un salice, Salix appendiculata, simile al comune salicone (Salix caprea), ma con foglie più allungate e portamento mai veramente arboreo. Questa specie si trova spesso lungo i torrenti di montagna. Sempre sulle rupi troviamo parecchie piante giovani di cembro, o cirmolo (Pinus cembra). In verità, questa conifera è quasi assente nella pecceta di Marciò, dal momento che non riesce a reggere la concorrenza del peccio. Solo verso il limite superiore del bosco il cembro diventa dominante, grazie alla sua maggior resistenza alle basse temperature; più in basso compare su rupi ombrose ed è osservabile, per esempio, anche dal ponte sospeso sulla "forra del Travignolo".

Oltre il ponte, l'ambiente rimane - come si è detto - piuttosto uniforme: già nei primi metri è stato possibile osservare quasi tutte le specie più frequenti della pecceta. A queste se ne aggiungono altre, come la tossilagine alpina (Homogyne alpina), lo sparviere dei boschi (Hieracium sylvaticum), Veronica urticifolia e l'arbusto Rosa pendulina. Subito oltre il ponte, su una scarpata sassosa particolarmente umida e ombrosa sulla destra del sentiero, compaiono altri muschi evidenti e interessanti: tra questi gli ampi cuscini verde-biancastro dello sfagno, Polytrichum (dalle foglie strette e acuminate, verde scuro) e il bellissimo Ptilium crista-castrensis (regolarmente ramificato su un piano, di colore verde dorato). Nel tratto in cui il sentiero Marciò costeggia il Rio Valbona possiamo osservare l'ontano verde (a portamento arbustivo rispetto all'ontano bianco) e macchie di lampone.