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Paneveggio, il lago, la foresta

L'estensione attuale della foresta di Paneveggio è di circa 2700 ettari. Lo strato arboreo è costituito in prevalenza (85%) da abete rosso (Picea abies), che occupa la fascia altimetrica compresa fra i 1500 e i 1900 metri. Più in alto, fin verso i 2200 metri, diventano più frequenti il larice (Larix decidua) e il pino cembro (Pinus cembra). Nella rinnovazione della cembreta ha un ruolo importante la nocciolaia (Nucifraga caryocatactes): nel periodo di maturazione dei pinoli, infatti, questo corvide crea vere e proprie dispense di tali semi, che utilizza poi nei periodi di magra. In alcuni casi, però, scorda l'ubicazione delle riserve, dalle quali in primavera germogliano nuove piantine.

L'abete bianco (Abies alba) è più diffuso nel tratto di foresta di fronte a Bellamonte (quindi fuori dal Parco), anche se lo si trova fin verso Paneveggio, per esempio in Val dei Buoi. Il faggio (Fagus sylvatica) manca completamente. Assai scarse le altre latifoglie; solo presso il lago e sulle sponde del torrente, alle quote più basse, crescono pioppi tremuli, sorbi, betulle, salici, aceri di monte e ontani.

Ad alta quota, in zone poco accessibili (per esempio in Val Ceremana, dove la crescita degli alberi è lentissima e dove non si effettuano tagli forse da settant'anni a questa parte), ma anche più in basso, nella riserva forestale della Val dei Buoi, vi sono nuclei di bosco lasciati a se stessi che restituiscono alla foresta il suo aspetto più naturale. Col tempo, questo si potrà forse dire anche delle zone più basse, perché i nuovi piani forestali prevedono che i tronchi da tagliare siano scelti in modo da favorire la convivenza di esemplari di età diverse (come accade nelle foreste allo stato naturale) e che rami e tronchi caduti vengano in parte lasciati in loco, ad aumentare la biomassa sul terreno.

La pulizia del sottobosco, in realtà, è legata da antica data allo sfruttamento economico: è un modo per ridurre la proliferazione di un pericoloso insetto, il bostrico (Ips typographus), che in determinate condizioni può portare alla distruzione di notevoli quantità di abete rosso, in quanto scavando gallerie sotto la corteccia distrugge i percorsi linfatici della pianta.

La riserva speciale del gallo cedrone

Fra le pendici del Dossaccio e Malga Lusia una suggestiva porzione della foresta è eletta a Riserva speciale del gallo cedrone (Tetrao urogallus). Scomparso dalla maggior parte delle foreste delle Alpi, questo tetranoide vive con densità discrete in Trentino-Alto Adige, dove trova ancora condizioni idonee per la propria sopravvivenza.

Nel periodo degli amori, in primavera, i maschi si radunano nelle arene di canto, luoghi ben definiti che rimangono invariati anche per decenni, nei quali svolgono le parate amorose e la fecondazione delle femmine. In tale periodo i galli fanno udire il loro canto, iniziando spesso quando è notte fonda e continuando anche per diverse ore. Durante l'ultima delle quattro "strofe" che compongono il canto, il maschio per alcuni secondi diventa praticamente sordo ed era in questo momento che in passato i cacciatori, dopo vari tentativi, riuscivano ad avvicinarlo e a sparargli. Oggi, fortunatamente, sono perlopiù i rilevatori del Parco che raggiungono questi luoghi nel periodo degli amori, prima che faccia giorno, per contare gli esemplari di questa specie.

La nostra attenzione è sovente attratta dal rumore caratteristico del picchio. Vi sono nelle foreste del Parco cinque specie di Picidi accertate; ricordiamo il raro picchio tridattilo (Picoides tridactylus) e il picchio nero (Dryocopus martius), più frequente abitatore delle peccete. Ma fra la ricca avifauna possiamo ricordare anche varie specie di Silvidi come il regolo (Regulus regulus) e la capinera (Sylvia atricapilla); di Paridi quali le cince (Parus); di Turdidi come la cesena (Turdus pilaris), la tordela (Turdus viscivorus); inoltre il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), assiduo frequentatore dei corsi d'acqua e il rampichino alpestre (Certhia familiaris), caratteristico per la capacità di arrampicarsi sui tronchi eseguendo una linea elicoidale.

Il sottobosco

Nel sottobosco di Paneveggio dominano i mirtilli rosso e nero (Vaccinium vitis-idaea e V. myrtillus) e si può osservare anche un esteso strato muscoso. Nei tratti più fertili e umidi (lungo i torrenti) si trovano popolazioni di farfaraccio bianco (Petasites albus), mentre nelle radure ombrose delle parti più fresche è diffuso il cavolaccio alpino (Adenostyles alliariae).

Non è difficile, tra l'enorme varietà d'insetti, riconoscere i grossi nidi, fatti di ramoscelli e aghi di conifera, della Formica rufa, che è presente in tutte le peccete del Parco. È questa una specie ritenuta di grande importanza nei sistemi boschivi per la sua attività di "spazzino" e di predatrice d'insetti.

Il versante in sinistra Travignolo, esposto a nord, presenta uno strato di muschi più diffuso e una minore ricchezza floristica rispetto a quello in destra Travignolo, a sud, più ricco di specie e con meno Briofite (muschi). Questa asimmetria è dovuta anche all'affioramento di rocce carbonatiche sul versante a sud.

La pecceta, affascinante per l'ombra, la vastità, la complessità, è oggetto da molto tempo di accurati studi sull'ecologia, l'accrescimento e sul danneggiamento che gli Ungulati provocano alla rinnovazione forestale.