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Luoghi per camosci e aquile

A ridosso del Rifugio Canali-Treviso si alzano pareti che sono un vero paradiso per gli alpinisti, dominate dallo spigolo del Sass d'Ortiga, che con il suo profilo si impone già da lontano. Potremmo risalire il vallone delle Mughe fino in forcella, per "assaggiare" un ambiente aspro e un po' più solitario. Ma possiamo anche resistere alla tentazione delle mete "classiche" e percorrere, verso sud, i pendii detritici sotto le Rocchette, fino al Passo Regade, all'angolo sud-orientale del Parco.

Il regno del camoscio

Siamo intorno ai 2000 metri, in un ambiente di rara suggestione e solitudine, un vero regno per quel magnifico arrampicatore che è il camoscio, un ungulato (Rupicapra rupicapra) ben distribuito anche altrove nel Parco.

Nel periodo estivo il camoscio ha il mantello di colore bruno chiaro, che d'inverno diventa marrone scuro, quasi nero. Caratteristica è la mascherina nera del muso, che rimane tale per tutto l'anno e con l'aumentare dell'età assume una colorazione più sbiadita e dai contorni più sfumati. Le sue corna, di sostanza cheratinosa, sono permanenti e sono presenti anche nelle femmine. Col passare degli anni, queste si allungano e formano quei classici anelli che servono anche per determinare l'età dell'animale.

Il camoscio è padrone incontrastato degli ambienti d'alta quota, ai quali si è adattato perfettamente: ha cuore e polmoni proporzionalmente più grandi degli altri ungulati, folto e lungo pelo invernale e la capacità di accumulare grandi quantità di grasso da consumare nella cattiva stagione. Nel periodo degli amori, in novembre e dicembre, i maschi si danno da fare per conquistare e mantenere il più possibile il branco di femmine, tentando di scacciare i potenziali rivali: osserviamo allora estenuanti inseguimenti da parte dei maschi dominanti su quelli di rango inferiore.

Alla fine di dicembre, sono spesso debilitati dalle lunghe corse e dai lunghi digiuni impostisi per vigilare sui branchi di femmine. In questo periodo critico, precoci nevicate possono rivelarsi fatali, in quanto impediscono agli animali di alimentarsi correttamente e di riprendere forza prima dei rigori invernali. Maggio e giugno sono i mesi in cui, dopo una gestazione di circa sei mesi, le femmine scelgono posti riparati e tranquilli per il parto: di norma nasce un capretto, raramente due. Dopo pochi giorni il capretto è in grado di seguire la madre praticamente ovunque.

L'aquila reale

I luoghi frequentati dai camosci sono anche amati dall'aquila. È soprattutto l'aquila reale (Aquila chrysaetos), infatti, il predatore di questa specie. Tale rapace di grandi dimensioni frequenta il territorio del Parco durante tutto l'anno.

Per riuscire a sopravvivere ha bisogno di ampi spazi nei quali cacciare e svolgere l'attività riproduttiva, che inizia già a marzo.

Dopo un'incubazione di circa sei settimane, dalle una-due uova che normalmente vengono deposte nascono i piccoli, ricoperti di un piumino candido. Di solito dal nido s'invola un solo esemplare giovane, perché il più forte, di norma quello nato prima, ha il sopravvento sugli altri: è il comportamento del cainismo, presente anche in altre specie di rapaci.

In ogni caso, le condizioni di vita a cui sono soggetti i grandi predatori fanno sì che le possibilità di sopravvivenza dei pochi involati siano basse: le aquile sono necessariamente rare.