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Animali della foresta

Ai margini delle zone prative si trova l'habitat adatto al francolino di monte (Bonasa bonasia), il tetraonide forestale per eccellenza, che nidifica mimetizzandosi sul terreno. Molto elusivo, il francolino fa però spesso sentire il proprio canto di richiamo o di difesa del territorio.

Alla vita agropastorale è legata la coturnice (Alectoris graeca), un fasianide che ha conosciuto negli ultimi decenni un forte calo, dovuto principalmente all'abbandono della montagna da parte dell'uomo, con la conseguente scomparsa della maggior parte delle sue zone di svernamento.

Il gallo forcello

A quote superiori, in aree appartate della Valsorda e della Valzanca, nidificano anche il gallo cedrone e il fagiano di monte (Tetrao tetrix). Questo ultimo tetraonide, detto comunemente gallo forcello per la forma della sua caratteristica coda, vive generalmente a quote più elevate del cedrone. Anch'esso nel periodo primaverile esegue parate nuziali affascinanti e nelle arene di canto è possibile avvistare contemporaneamente fino a una decina di esemplari intenti a fronteggiarsi e a emettere fischi e rugli. Nelle zone dove l'areale delle due specie si sovrappone, si possono avere delle ibridazioni; il risultato è un incrocio chiamato tetraone mezzano, che come forma e dimensioni può avvicinarsi all'una o all'altra specie.

I predatori alati

I boschi e le radure del Vanoi sono anche terreno di caccia di parecchi predatori alati. Tra gli Accipitridi menzioniamo la poiana (Buteo buteo) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Un osservatore poco attento può facilmente confonderli per la somiglianza di forme e colori.

L'astore (Accipiter gentilis) e lo sparviere (Accipiter nisus) sono due rapaci che per la loro conformazione fisica riescono a cacciare anche nel fitto del bosco. Il primo, più grande, riesce a predare specie che raggiungono le dimensioni di un gallo cedrone o di una lepre, il secondo invece preda principalmente piccoli uccelli e roditori. L'unico rappresentante dei Falconidi è il gheppio (Falco tinnunculus), che si nutre di insetti e microroditori, perlustrando il territorio con la caratteristica postura denominata dello "spirito santo", durante la quale l'uccello riesce a mantenersi in volo in modo stazionario.

Gufi e civette

Gli Strigidi sono rappresentati nel Parco da cinque specie. Uccelli da sempre circondati da un alone di leggende a causa delle loro abitudini e comportamenti, sono tra i volatili più interessanti. La capacità di volare e cacciare anche nelle notti più buie è una caratteristica che non si riscontra facilmente in altre specie. Il gufo reale (Bubo bubo), assieme all'aquila reale, è l'unico superpredatore alato presente nel Parco. Nella dieta di questo grosso rapace notturno rientrano le più disparate specie animali. Di dimensioni nettamente inferiori troviamo l'allocco (Strix aluco) e il gufo comune (Asio otus). Il primo è sostanzialmente forestale; il secondo arriva qui esclusivamente per riprodursi, mentre in inverno migra verso aree con temperature più clementi.

Sono presenti anche la civetta capogrosso (Aegolius funereus), così denominata per le proporzioni testa-corpo, e la civetta nana (Glaucidium passerinum), la più piccola e meno notturna di questi rapaci, che spesso fa sentire il proprio richiamo alle prime luci del giorno. Grazie al loro piumaggio criptico e all'immobilità che assumono, di giorno questi uccelli si rendono difficilmente avvistabili sia dall'uomo sia dai loro predatori naturali.

I rettili

Presso i muretti a secco non è difficile trovare rettili innocui come il colubro liscio (Coronella austriaca), mentre tipicamente legata agli ambienti umidi è la natrice (Natrix natrix). Attenzione comunque anche ai rettili velenosi: la vipera comune (Vipera aspis) si trova in zone soleggiate e sotto i 1200 metri di quota, mentre ad altitudini superiori si trova il marasso (Vipera berus), spesso in livrea melanica.

I piccoli roditori

Tutta la fascia boschiva del Vanoi e dell'intero Parco è popolata anche da microroditori: spesso considerati inutili e dannosi, sono invece dei componenti molto importanti per la completezza della catena trofica, in quanto rappresentano la specie preda di quasi tutti i mammiferi predatori, degli uccelli rapaci, nonché di varie specie di rettili.

Da una ricerca condotta all'interno del Parco sulle popolazioni di micromammiferi arboricoli e terragni è stata accertata la presenza di ben 13 specie di roditori e 6 di insettivori. Lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) è presente in tutte le zone boscate e lo vediamo saltare da un albero all'altro con estrema agilità per sfuggire ai predatori.

Il ghiro (Glis glis) in condizioni particolari può danneggiare in modo sensibile i boschi di conifere a causa della sua propensione ad alimentarsi della corteccia delle cime degli alberi nel periodo primaverile. Sono presenti pure il moscardino (Muscardinus avellanarius), il driomio (Dryomys nitedula) e il topo quercino (Elyomis quercinus). Caratteristica è la presenza in queste specie di una lunga e più o meno folta coda. A parte lo scoiattolo, hanno perlopiù abitudini notturne e nella cattiva stagione cadono in un profondo letargo per sfuggire ai rigori invernali. Possiamo ricordare anche l'arvicola delle nevi (Microtus nivalis) e l'arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus).

Tra gli insettivori: la talpa (Talpa europaea), il toporagno alpino (Sorex alpinus) e il toporagno acquaiolo di Miller (Neomys anomalus), specie ancora poco conosciuta, che, al contrario di quanto può far pensare il nome, si può trovare anche lontano dall'acqua.

I corvidi

Tra i Corvidi si possono osservare il corvo imperiale (Corvus corax), il gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), la cornacchia (Corvus corone) con entrambe le sottospecie: cornacchia nera (Corvus corone corone) e cornacchia grigia (Corvus corone cornix).